Ed Smith – La fortuna, le competenze di gioco, lo sport e i casinò

Gioco d’azzardo è sinonimo di fortuna. Sebbene la percentuale di fortuna possa cambiare tra i diversi giochi di casino la maggiorparte di noi ne conviene che la maggior parte degli elementi che portano alla vittoria quando si gioca dipendono dalla fortuna.
Ovviamente ci sono payouts, percentuali di vincita vari che poi alla fine determinao le possibilità di vittoria soprattutto quando si gioca sul brebe termine.

Image Credit : edsmith.org.uk

Ci sono alcune persone che considerano questa osservazione una verità e altre che considerano il fattore fortuna solo uno dei tanti elementi che portano alla vincita finale.

Di questa opinione è Ed Smith, ex giocatore di cricket inglese e oggi giornalista e scrittore, era convinto sino a quando un giorno proprio sul campo di cricket ha dovuto ricredersi.

Questo cambio di opinione ha portato Ed Smith a scrivere il libro:

“Why it means, why it matters”.

Nel libro  di 241 pagine ci sono solo alcuni accenni al gioco d’azzardo, l’argomento principale verte infatti sull’idea che alcuen credenze anche nello sport fanno diventare anche uno sortivo di successo un supertizioso ed  inevitabilmente uno scommettitore.
Questa relazione che intercorre tra fortuna e scommesse il filo conduttore del libro in cui vengono citate in più occasioni metafore che si richiamano alle scommesse utilizzate anche sul campo da gioco.
Nella parte del libro che si intitola – Experience (esperienza) – Smith racconta delle superstizioni che lui stesso ed altri atleti professionisti hanno. Per esempio un noto giocatore di cricket Sud Africano chiedeva che le sue racchette di scorta venissero attaccate al soffitto, un giocatore di calcio voleva essere l’ultimo ad uscire dagli spogliatoi e così lo stesso Smith.

Leggendo le pagine del libro e i racconti sportivi del passato del famoso giocatore si continuano ad intrecciare competenze di gioco e superstizioni proprio come nel gioco d’azzardo.

Anche il linguaggio utilizzato si richiama spesso e volentieri al quello utilizzato dai grandi dei casino: rischio, probabilità, relazione tra fortuna e competenze.

Lo stesso Smith sostiene:

“quanto più gioco quanto più divento fortunato. Le competenze non sono altro che il preambolo a quello che la fortuna ha già deciso”.

Queste sono le stesse cose che gli stessi giocatori dei casino ripetono a prescindere che si dilettino al blackjack o al poker, giochi in cui è sempre richiesta un minimo di esperienza per potere aumentare le probabilità di vincita.

L’esperienza è importante ma la fortuna gioca un ruolo predominante.

Eppure anche I giocatori più esperti, come i campioni di poker e chi sa contare le carte quando si gioca al blackjack, sono sempre in balia del fato. Si può sempre migliorare la propria competenza di gioco imprarichendosi e continuando a giocare ma le carte che vengono distribute dipendono solo ed esclusivamente dalla fortuna.

Le osservazioni di Smith a proposito della stretta relazione tra competenze di gioco e fortuna diventano oggetto più importunate alla fine del libro. In queste ultime pagine lo scrittore racconta come anche il migliore sportivo per quanto possano migliorarsi a livello tecnico devono sempre considerare il fattore fortuna o sfortuna.

Uno dei giochi d’azzardo che più si avvicina a questa teoria è il poker, in particolare il Texas Hold’em. In questa disciplina I giocatori possono imparare regole, trucchi, mosse e strategie ma se no sono in grado di bluffare non saranno mai in grado di essere i grandi giocatori che sono.
La conclusione del libro di Smith lascia quindi qualcosa a cui pensare in particular modo tra le relazioni che intercorrono tra strategie e comptenze di gioco e fortuna e lascia intravedere una sottile connessione tra lo sport e i giochi da casino in cui gli stessi fattori hanno un ruolo fondamentale sui risultati finali.

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